La bellezza sta nei dettagli e, spesso, ciò che apparentemente sembra semplice nasconde in realtà un significato profondo. Sulla base di questo principio è nata l’architettura minimalista, una corrente dell’architettura moderna e contemporanea che fa del motto dell’architetto e designer tedesco Mies van der Rohe “less is more” la sua stessa raison de vie. 

Il minimalismo affonda le proprie radici nel milieu artistico degli anni ’60, che considera il culto dell’essenziale non solo un valore aggiunto a livello estetico ma anche un modo per valorizzare al meglio gli spazi. 

Una grande influenza sul pensiero minimalista ha avuto anche la filosofia orientale e in particolare il concetto di Zen, che esprime equilibrio, libertà, necessità di slegare la mente dalle catene delle imposizioni sociali per ritrovare il proprio Io interiore.

Così come lo Zen rappresenta un percorso alla ricerca dell’essenziale, di ciò che conta veramente dentro e fuori di sé, allo stesso modo l’architettura minimalista promuove l’esigenza di ridurre al minimo decorazioni e orpelli, concentrandosi, anziché sulla quantità, sulla qualità di materiali, finiture e arredi.

 

Le caratteristiche dell’architettura minimalista

Il minimalismo, in architettura, si manifesta in progetti contraddistinti da precise caratteristiche. Per quanto riguarda gli spazi, per esempio, si tende a creare una soluzione di continuità tra esterno e interno, in modo da contestualizzare gli edifici con l’ambiente circostante.

La luce naturale viene sfruttata al massimo, mentre la suddivisione degli spazi interni è limitata, al fine di realizzare ambienti aperti in grado di trasmettere equilibrio e armonia.  

Rispetto, invece, alle forme degli edifici, il minimalismo si distingue per la tendenza a privilegiare volumi geometrici, come rettangoli e cubi, organizzando in sequenza i diversi elementi compositivi. 

Anche il colore, al pari della forma, riveste un ruolo fondamentale nell’ambito dell’architettura minimalista.

Al contrario di altre correnti architettoniche, infatti, il minimalismo utilizza il colore non come elemento decorativo, bensì come strumento per mettere in risalto superfici e volumi.

Le scelte degli architetti minimalisti si declinano solitamente in tre direzioni diverse: la monocromia, che offre un importante impatto estetico, soprattutto quando il colore prescelto è il bianco; la bicromia, che sfrutta l’effetto dei contrasti cromatici (in particolare tra bianco e grigio o tra bianco e nero) per valorizzare i volumi e, infine, la policromia, dove l’impiego di colori primari quali il giallo, il rosso e il blu dà vita a decorazioni grafiche che esaltano le geometrie architettoniche. 

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